martedì 16 febbraio 2010

Ispesl, chi è in buona salute garantisce maggiore produttività


I lavoratori che godono di una buona salute mentale offrono prestazioni migliori in ambito professionale. A dirlo è l’Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) che lancia, durante l'undicesima giornata nazionale dedicata alla promozione della salute nei luoghi di lavoro, la campagna europea sulla salute mentale 'Lavorare in sintonia con la vita'. La giornata nazionale di informazione sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro si è svolta oggi presso la sala multimediale dell'Ispesl, in via Urbana 167, a Roma. L'evento è stato organizzato dal dipartimento di Medicina del lavoro dell'Istituto.
Uno dei principali fattori di rischio per la salute delle persone,secondo l'Ispesl, è infatti lo stress lavoro-correlato. Oggi circa il 43% degli occupati denuncia disturbi psico-sociali. L'Istituto quindi promuove lo sviluppo di una nuova cultura della salute nei luoghi di lavoro. E la campagna, a cui l'istituto collabora nel ruolo di ufficio nazionale contatto (Nco) del network europeo Enwhp, si prefigge principalmente di comprendere e prevenire i fattori che generano stress e problemi di salute mentale; offrire supporto ai dipendenti che hanno problemi legati alla salute mentale; sviluppare politiche efficaci volte al reinserimento o impiego di chi è affetto da problemi psichici.
"Come ufficio nazionale del network Enwhp -ha spiegato Fiorisa Lentisco, ricercatrice del dipartimento Medicina del lavoro dell’Ispesl- abbiamo l'impegno istituzionale di tenere una giornata nazionale dedicata alla promozione della salute nei luoghi di lavoro (Workplace Health Promotion). La giornata è organizzata in un'ottica di dialogo sociale e di coinvolgimento degli stakeholder provenienti dai settori produttivi del Paese. Quest'anno l'attenzione è rivolta alla promozione della salute mentale al lavoro, intesa come buona salute psicofisica del lavoratore".
Benessere organizzativo, dialogo sociale e coinvolgimento dei datori di lavoro dovrebbero essere infatti le prime garanzie, secondo l'Ispesl, sulle quali contare. Oggi, invece, sono oltre 10 milioni i lavoratori che percepiscono almeno un fattore di rischio per la propria salute, rischio che non sempre è di natura fisica. Se infatti circa 8 milioni di persone, secondo l'Istituto, avvertono la presenza nell'ambiente lavorativo di un fattore di rischio per la propria salute fisica, quasi la metà ritiene di essere esposta principalmente a rischi che possono pregiudicare l'equilibrio psicologico. Per questo la salute mentale viene sempre più intesa come salute psicofisica del lavoratore.
A sottolineare la novità sostanziale, anche in termini giuridici, della valutazione del rischio 'stress lavoro-correlato' è stato Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento Medicina del lavoro dell'Ispesl. "Il decreto legislativo del 9 aprile 2008 n. 81 -ha detto- illustra i principi innovativi che il decreto legislativo 81/2008 introduce nelle tematiche di salute e sicurezza nel lavoro, promozione della salute al lavoro e responsabilità sociale delle imprese".
Iavicoli ha ricordato inoltre che "all'art. 2, comma 1, lettera o, si esplicita il concetto di 'salute' come: uno 'stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità'. Il decreto -ha continuato Iavicoli- introduce, altresì, come fattore di rischio da rilevare nel documento di valutazione del rischio anche lo stress lavoro-correlato, secondo i principi dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004".

lunedì 8 febbraio 2010

Da un batterio modificato arriverà l'energia del futuro

IL FUTURO dei biocarburanti potrebbe dipendere dalla modificazione genetica di un batterio, l'Escherichia coli, il cui habitat naturale è l'intestino degli esseri umani e degli altri animali a sangue caldo. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature, i ricercatori dell'università di Berkeley, in California, e dell'azienda americana LS9 hanno fatto il punto sulla possibilità di produrre biodiesel grazie al "lavoro" di una versione geneticamente modificata di Escherichia coli. Si tratta, sottolineano gli scienziati, di una modalità di produzione alternativa alle tecniche conosciute finora, in grado di superare gli ostacoli a una maggiore diffusione del diesel biologico.

I vantaggi. Lo studio identifica un metodo potenzialmente poco costoso per convertire la cellulosa e gli scarti di prati e raccolti in carburante pulito, senza far aumentare i prezzi dei generi alimentari e soprattutto senza sottrarre risorse preziose per sfamare la popolazione mondiale. Finora, infatti, l'industria dei biocarburanti si è concentrata soprattutto sulla produzione di bioetanolo, un etanolo che si ottiene tramite la fermentazione di prodotti agricoli ricchi di zucchero, come i cereali, la canna da zucchero, gli amidacei e le vinacce. Una delle principali obiezioni a questo genere di carburanti, dunque, è proprio il fatto di consumare troppe risorse alimentari, andando a creare una competizione "sleale" tra bocche da sfamare e serbatoi delle automobili.

domenica 7 febbraio 2010

ADOLESCENTI AGGRESSIVI SE PARTORITI DA MAMME DEPRESSE, STUDIO GB

Le donne incinte che soffrono di depressione, anche dopo il parto, hanno il quadruplo delle probabilita' di avere figli che da adolescenti saranno aggressivi. E' quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori delle Universita' di Cardiff, Bristol e del King's College di Londra, e pubblicato sulla rivista 'Development'. Si stima che circa il 10-15 per cento delle donne possa soffrire di depressione a causa della gravidanza.
Ma questo e' il primo studio che rivela come la depressione delle neomamme possa avere effetti a lungo termine anche sui figli. La ricerca ha coinvolto 120 madri intervistate durante e dopo la gravidanza, i cui figli sono stati seguiti fino all'eta' di 16 anni. Dai risultati e' emerso che le donne che erano depresse quando erano incinta avevano quattro volte piu' probabilita' di avere figli aggressivi. Questi ragazzi sono risultati inoltre maggiormente propensi ad assumere comportamenti anti-sociali. I ricercatori hanno infine scoperto che le donne che in adolescenza erano piu' aggressive avevano maggiori probabilita' di soffrire di depressione durante la gravidanza. "Anche se non e' ancora chiaro", ha spiegato Dale F. Hay, ricercatore che ha coordinato lo studio, "come la depressione durante la gravidanza potrebbe portare i bambini ad avere comportamenti anti-sociali, i nostri risultati suggeriscono che le donne con una storia di problemi di comportamento che cadono in depressione in gravidanza possano avere particolare bisogno di sostegno"

sabato 6 febbraio 2010

Prendi la pillola e vivi cent’anni


Nel 2000 si stabilì che uomini e donne potessero vivere fino ad ottant’anni, oggi una ricerca dell’Institute for Aging Research all’Einstein college of New York, guidato dal genetista Nir Barzilai, promette una prospettiva di vita di addirittura cent’anni “portati bene”, poiché non si incorrerà più nelle tradizionali malattie senili, e non si sarà un peso per nessuno.
I ricercatori hanno scoperto il segreto della longevità nei geni degli ebrei Ashkenaziti, famosi per la facilità con cui i loro anziani riescono a spegnere le cento candeline.
“Le possibilità di vivere fino a cent’anni sono mediamente una su diecimila – spiega Barzilai – ma nel gruppo dei 500 ebrei Ashkenaziti esaminati le possibilità salivano a 20 volte di più nonostante il 30 per cento di loro fosse obeso o in sovrappeso e un altro 30 per cento avesse fumato due pacchetti di sigarette al giorno per più di 40 anni”.
Potrebbe essere pronta fra soli tre anni, la pillola che promette una lunga vita e pure di qualità.
L’equipe di Barzalai ha iniziato ad analizzare i campioni di sangue degli Ashkenabiti. “Tra due milioni di marcatori genetici esaminati – osserva – ne abbiamo trovati tre che sembravano essere più presenti nei nostri centenari: due legati all’aumento del colesterolo buono e uno collegato alla prevenzione del diabete”
Nasce da questa scoperta l’idea di creare una pastiglia ad hoc che contenga, ciò che gli americani chiamano i tre geni della longevità: due produttori del cosiddetto colesterolo buono, ridurrebbero il rischio di malattie cardiache e ictus, e uno preverrebbe il diabete.
Dunque la pillola miracolosa eliminerebbe, secondo gli studiosi, patologie come il diabete, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache, concedendo agli uomini una vita centenaria ed in salute.
Gli scienziati italiani si dicono scettici sulla scoperta dei loro colleghi americani, soprattutto riguardo al fatto di poter trasformare questa scoperta in una pillola di uso comune.
Sarà dunque alla portata di tutti, quello che fino ad oggi, la natura aveva permesso solo a pochi, basti pensare che in Italia i centenari che resistono sono quasi 12mila.
Se fra tre anni si potrà usufruire della “pillola dell’eterna giovinezza”, gli uomini si divideranno, tra chi vuole vivere ogni giorno proiettato in un futuro ancora possibile e chi invece si godrà finalmente il tramonto della propria vita, fatto di ricordi e bilanci.

giovedì 4 febbraio 2010

CONTROLLI NAS SU OCCHIALI PER CINEMA 3d


NAS stanno verificando la regolarita' dei cosiddetti 'occhialini 3D', consegnati gratuitamente all' ingresso dei cinema.In particolare, i controlli in corso, partiti per una denuncia arrivata oggi ai Carabinieri da parte del Codacons, puntano ad accertare la sicurezza di questi dispositivi per gli occhi di chi li indossa. Anche in considerazione del fatto che, ricordano i Nas, 'i soggetti che assistono a tali rappresentazioni sono in massima parte bambini e adolescenti'.

mercoledì 3 febbraio 2010

La Rai condanna Morgan: non parteciperà a San Remo


Morgan è stato escluso dal festival di Sanremo in seguito all'intervista pubblicata da Max in cui il cantante ha dichiarato di fare uso di crack. La decisione –si legge in un articolo del sito del Corriere della Sera – è stata presa da Mauro Mazza, direttore di Raiuno, e da Mauro Masi, direttore generale della della Rai.

“Ora sono traumatizzato”, ha detto Morgan dopo aver appreso la notizia. “In questo momento ho bisogno di pensare e di riflettere. Chiedo a tutti di rispettarmi”. “In un'intervista al mensile Max – si legge sul pezzo del Corsera - Morgan - al secolo Maro Castoldi, 37 anni - aveva detto di fumare tutti i giorni cocaina come antidepressivo. «Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. La uso come antidepressivo.

Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva» dice Morgan nell'intervista. E prima che abbia il tempo di smentire: «Sono molto sconcertato ed amareggiato, anzi profondamente addolorato, per non dire disperato, per le frasi che mi sono state attribuite» spiega Morgan nella serata di martedì - si scatena prima la polemica.

Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, lo definisce «l'ennesimo cattivo maestro di cui la gioventù italiana farebbe volentieri a meno». «Più che esibirsi a Sanremo, sarebbe utile che questo Morgan potesse ricoverarsi in una comunità di recupero per tossicodipendenti» tuona Carlo Giovanardi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto delle tossicodipendenze. Anche dal presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri arriva un invito a restare a casa a curarsi.

Intanto Morgan e Max sono uno contro l'altro: «L'intervista mi è stata sostanzialmente carpita, io penso esattamente il contrario: la droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all'uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione» dice il cantante. E il direttore di Max, Andrea Rossi replica: «L'intervista non è stata per nulla carpita e tanto meno è stata tesa una trappola. Il servizio, in lavorazione da tempo, è stato pienamente concordato».

Adesso però la comunicazione ufficiale dell'esclusione dal Festival - dove il 16 febbraio , nel giorno d'apertura, avrebbe dovuto presentare il brano «La sera». Dopo l'esclusione le polemiche ovviamente si sono moltiplicate. Il presidente della commissione per l’Infanzia, Alessandra Mussolini, in accordo con la vicepresidente Gabriella Carlucci e con Mariella Bocciardo, propone che tutti i cantanti in gara al Festival di Sanremo facciano il test antidroga”.

martedì 2 febbraio 2010

I costruttori delle piramidi non erano schiavi


Contrariamente a quello che si è sempre pensato i costruttori delle piramidi non erano schiavi. Lo confermerebbero alcuni scavi recenti fatti nella piana egiziana di Giza.

I lavoratori che costruirono le piramidi non erano schiavi, contrariamente ad un'opinione largamente diffusa. L'ipotesi è stata avanzata da anni ma, a rafforzarla, arriva ora una nuova scoperta. L'annuncio è stato fatto questo gennaio dal ministro della cultura egiziano.
Faraoni e lavoratori. Nella piana egiziana di Giza gli scavi hanno infatti portato alla luce tombe appartenenti ai costruttori delle piramidi di Cheope e Chefren, erette ca. 4.500 anni fa. Le tombe scoperte risalgono alla IV dinastia di faraoni (2649-2513 a.C.). Zahi Hawaas, direttore dell'equipe di archeologi che ha condotto gli scavi, ha dichiarato che se i lavoratori «fossero stati schiavi, non avrebbero potuto costruire le loro tombe a fianco a quelle dei faraoni». Hawass ha anche aggiunto che ci sono prove che le grandi famiglie del Delta del Nilo e dell'Alto Egitto inviassero ogni giorno 21 vitelli e 23 montoni per nutrire i lavoratori, guadagnandosi così sgravi sulle tasse. Ciò, secondo Hawass, dimostrerebbe la partecipazione ad un vero e proprio progetto nazionale.
Leggende egizie. Le prime tombe di lavoratori furono scoperte nel 1990, mentre la paternità della leggenda sugli schiavi è dello storico greco Erodoto che però visse più di 2.000 anni dopo la costruzione delle piramidi. Erodoto stima anche il numero di questi supposti schiavi a 100.000 persone ma secondo gli storici contemporanei, i lavoratori impegnati nel progetto sarebbero stati 10.000.